Diario: il furto delle corna delle renne di Babbo Natale

Casu 8/2017 – Il furto delle corna delle renne di Babbo Natale – Voce narrante: riuscirà Babbo Natale con l’aiuto dell’ispettore Casu a ritrovare le corna delle renne, così da poter consegnare i regali ai bambini più buoni? Lo scopriremo solo leggendo.

“Ha scritto la letterina per Babbo Natale?” Feci ghignando rivolto verso il mio assistente.
“No, non ancora” disse Piras. Tanto per cambiare non aveva colto la sottile ironia.
“Però quest’estate gli abbiamo mandato una cartolina dalla nostra località di villeggiatura” proseguì.
“Gliel’avete mandata al polo Nord?” Dissi.
“No,” replicò, “Dall’isola di Pasqua.”
“Per Pasqua?” Lo incalzai.
“No, per Ferragosto!” Mi rispose.
Come al solito il discorso iniziava a prendere una brutta piega e lì in ufficio non avevo neanche il ferro da stiro per tirarglielo in testa. Driiinnn. Il telefono salvò la testa di Piras e il mio portafoglio dall’acquisto di un nuovo ferro da stiro perché con la zucca dura che si ritrovava, l’avrebbe certamente rotto.
“Chi parla?” Rispose Piras come se fosse al mio posto, invece lui stava sotto perché era il mio sotto-posto.
“Babbo Natale.” Fece con il suo classico vocione, quello che conoscono praticamente tutti…
“Sì e io sono la Befana” Disse Piras al top della sua ironia. Poi convincendosi disse: “Un momento Babbo Natale che le passo Batman”. Battuta Top di Gamma! Aiutooo…
“Lo scusi Babbo Natale, ma il mio assistente è in vena di scherzare. Va bene, certo siamo subito da lei.”
Quando arrivammo trovammo Babbo Natale nella sua fabbrica di giocattoli. Era la sua attività principale e anche la più redditizia dal momento che fatturava miliardi di euro e senza concorrenza grazie ad una concessione illimitata planetaria. Le conoscenze certo non gli mancavano.
Affianco alla fabbrica un altro capannone dove teneva le renne, altra attività redditizia. Le renne erano utilizzate in tanti modi: per pulire i parabrezza delle macchine senza però venire uccise; le chiamavi con un App. e loro arrivavano con la slitta, slittando e sgommando come i peggiori gaggi di quartiere. Il servizio era gratuito a patto che per Natale facessi acquisti per oltre mille euro presso la sua fabbrica denominata “BABBAZON”.
Con passo felpato fece il suo ingresso la moglie di Babbo Natale che non era niente male. Babbo Natale grasso e con la barba invece lei magra, ma anche lei senza barba. La “Signora” in passato era stata anche la fidanzata prima di Melchiorre e poi di Baldassarre, ma non in questa sequenza, ma alternativamente, un anno con uno, un anno con l’altro, ed infine era anche stata la fidanzata di Gaspare, che però lasciò dopo breve tempo a causa del suo nome orrendo.
Babbo Natale la conobbe sotto un caminetto mentre cantava Santo Natal. Era amante del canto e non solo, spesso intratteneva gli amici degli amici cantando in falsetto: LA DO, LA DO, LA DO… e qualche volta gli amici la prendevano persino in parola.
Babbo Natale sembrava depresso a causa della sparizione delle corna delle sue care renne, ci teneva così tanto a quelle corna che anche quando scoprì delle corna fatte dalla moglie non se la prese poi così tanto, solo che per sfogarsi uscì e fece una strage dei nani da giardino.
“Dovete sapere cari ragazzi” disse il Babbo con il suo vocione baritonale “che alle renne ho messo l’antifurto.” Bhè non si direbbe pensai, dal momento che sono riusciti a rubartele…
“All’interno delle corna ho messo un microchip che collegato a Google Maps mi permette di arrivare in tutte le case dei bambini ma anche di sapere in tempo reale dove si trovano le corna delle mie renne.” Concluse la frase tirando su col naso e feci appena in tempo a vedere della polvere bianca che fuoriusciva da una delle narici, probabilmente della farina usata per i dolci.
Quel microchip, bene avrebbe fatto a metterlo anche alla moglie perché dallo sguardo e dagli abiti indossati, una bellissima tutina rossa in lattex con il gatto a nove code, che non era un gatto che aveva subito delle malformazioni genetiche, bensì era una frusta usata per la fustigazione o per fare quei giochini sessuali, e dal sangue che colava dalla schiena del povero Babbo capii subito che lei era una tipa sveglia e la coppia spesso si intratteneva con giochini per adulti.
A dire il vero però anche la moglie seppe di quella scappatella del marito, quando per accontentare un bambino che chiedeva in dono una sorellina si sacrificò e si mise sopra la mamma. Ad una rimostranza del bambino sbottò: ma guarda che sei stato tu a chiedere una sorellina? Io ti ho accontentato!
Il caso era complicato anche perché sicuramente dietro questa cattiveria natalizia, vi erano le unghie del Dr. Did. Quelle stesse unghie che cercava di conficcarti nelle carni per farti soffrire, ma io a questo genere di cose ci ero abituato, forse perché ogni tanto me la spassavo con Vanessa la leonessa, e non mi lasciavo certo intimorire, anche perché con me portavo sempre il tagliaunghie.
Squillò ancora il telefono. Rispose Piras. “E’ il Dr. Did, dice che vuole parlare con lei.”
“Commissario, come se la passa?” Lo disse con fare lascivo. “Allora quest’anno riuscirà a salvare il Natale oppure io riuscirò a rovinarlo?”
“Troviamo un accordo, feci io, “Dopotutto il Natale è il Natale e il Natale non si tocca altrimenti sarebbe Pasqua!” lo dissi con sincera ammirazione nei miei confronti.
Mi rispose con la sua solita ghignata gelida, così gelida che avrebbe fatto gelare il sangue di un pinguino del Nevada, sempre che ce ne fosse stato uno: uno no, ma una coppia forse sì!
Sentendo quel nome la pelle del povero Piras si accappottò tanto che vendette immediatamente il cabrio, per comprarsi un Suv, della famosa marca: SUVVAMMINI!
Il Dr. Did sentenziò: “questa volta nessuno accordo, Ispettore ha solo due giorni a disposizione, poi tutti i bambini di questo mondo e di quell’altro non avranno i loro regali!”
Non era un criminale qualunque era un criminale stronzo, ma io non avrei mai permesso la rovina del Natale.
La lucina sul monitor segnalava la posizione delle corna grazie al microchip inserito e questo mi diceva che non era tanto distante dalla nostra sede. Prendemmo una volante che per l’occasione riprese a volare grazie all’aria natalizia e grazie al meccanico, un tale Ferrari, inviato da Babbo Natale in persona, esperto di slitte e di volanti e anche di più: otto-volanti.
Durante il tragitto ripensai a quella letterina che scrissi da bambino in un momento d’ira a Babbo Natale perché per il sessantesimo anno di seguito non avevo ancora ricevuto il regalo richiesto anni prima… “Caro Babbo Natale visto e considerato che a casa mia i regali non arrivano mai e che dalle nostre parti nevica sempre, non è che le tue renne non possono venire perché non montano le catene? Perché se il problema è questo, sappi che puoi rivolgerti con fiducia alla drogheria del signor Picciau. Lui è fornitissimo, pensa che lì ci compra le catene anche mio cugino Efisio quando deve rissare con quelli di Is Mirrionis. (quartiere di Cagliari)
L’anno dopo i regali continuavano a non arrivare al che mia madre mi disse che forse ti erano morte le renne. Quell’anno stranamente mio padre asciugava la macchina con la pelle di renna, infatti, se l’avessi saputo gli avrei fatto asciugare la macchina con il phon.
Mentre continuavano a passarmi per la mente i miei Natali, quasi sempre tristi, pensai che avrei dovuto prendermi una rivincita così quest’anno tutti i bambini avrebbero festeggiato il Natale. Arrivammo all’ingresso di una caverna da dove uscivano dei pipistrelli, mi aspettavo che da un momento all’altro uscisse pure Batman, così gli avrei fatto gli auguri, invece uscì sculettando soltanto Robin inseguito da Joker anche lui nudo ma con il capellino rosso e le lucine, gridando: “dai fatti prendere, fatti prendere che ti insegno un gioco.” Pensai che si trattasse di un nuovo gioco che io non conoscevo ma per il quale avrei indagato più tardi.
Le corna dentro la caverna erano tutte appese a mo’ di souvenir sopra il camino, sotto il quale vi era il Dr. Did che a dire il vero sembrava di malumore. “Ispettore… fece con un filo di voce a cui vi era legato un ago che stava utilizzando per rammendare la calza della befana. “Vede non ho mai creduto in Babbo Natale, ma dopo aver conosciuto la moglie mi sono dovuto ricredere e ho pensato a quanto potesse essere felice con una moglie del genere. Ma allo stesso tempo egli sarebbe invece triste se venisse a scoprire che quando lui la notte porta i regali ai bambini, la moglie gli fa concorrenza portando regali agli adulti: e che regali.” Anche lui tirando su col naso… deve esserci un’epidemia, pensai.
“Vede, la moglie è stata la mia amante per un po’ di tempo, pensi che l’anno scorso le regalai persino un seno al silicone che però si sgonfiò quasi subito e anche quando la accompagnai dal mio gommista di fiducia per rifargli la pressione, se la prese così tanto che poco dopo mi lasciò. Da allora passo il tempo a fare dispetti, cattiverie e cha cha cha.”
Anche in un criminale c’è un cuore spezzato, pensai. E debolmente proseguì: “le corna sono lì, le prenda pure, quelle sono le corna di Babbo Natale.”
Su questo non vi era alcun dubbio! Questa battuta era all’altezza di quelle che faceva Piras.
“Volevo fare un torto a Babbo Natale, anzi alla moglie, anzi ai bambini, anzi, non ci sto capendo più un c…o, faccia così prenda le corna e se ne vada.” E riprese a riparare la calza della Befana.
L’avrei potuto arrestare, ma era Natale e non mi sembrava né il luogo tanto meno la ricorrenza adatta per finire in prigione.
A quella scena anche Piras iniziò a tirare su col naso… “ma benedetto figliolo,” feci io, “non è che anche lei…”
“Cosa?” Chiese Piras. “Lasci perdere”. Dissi.
Salvai il Natale a tutti i bambini del mondo ma non lo dissi a nessuno!
Arrivati in sede Piras si presentò con un panettone senza i canditi. “Ma benedetto figliolo,” feci io, “a Natale ogni scherzo vale però il panettone senza i canditi è come la Giulietta senza l’Alfa Romeo!”
Angurie e buone pesche a tutti.

N: di questo passo il nostro ispettore getterà alle ortiche il suo impermeabile per indossare i panni del fruttarolo? Lo scopriremo nella prossima avventura de “L’ispettore Casu!”

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