Diario: l’assassinio del millepiedi nel negozio di calzature

Casu 6/2017 – L’assassinio del millepiedi nel negozio di calzature – Voce narrante: il fatto che sto per raccontarvi ha dell’incredibile e il fatto è così incredibile che neanche io credo sia credibile, ma per la democrazia che regna a Bogart City forse è meglio che ve lo racconti.

Stavo per concludere il turno di lavoro e mentre mi apprestavo ad indossare l’impermeabile di Ubaldo Lai, aggiudicato all’asta di ebbayacaggai, irruppe in ufficio il mio assistente Piras.
“Commissario, appena prima della chiusura è stato assassinato un millepiedi nel negozio di calzature del signor Scarpa.”
Il signor Scarpa lo conoscevo bene che amabilmente chiamavo scarpetta, per via di quel rito che svolgeva dopo aver mangiato gli spaghetti al sugo: così non doveva neanche lavarsi i piatti.
Arrivammo sul posto che già i cronisti si avvicinarono con fare famelico perché quella notizia sarebbe finita giusta giusta nel notiziario delle venti e trenta.
“Allora commissario avete il colpevole?”
A volte questi cronisti sono più stupidi di una mela cotogna…
“Ma benedetto figliolo”, feci io, “il delitto è stato appena commesso e lei pretende di conoscere il responsabile? Questo non è un film di fantascienza, non è il seguito di Blade Runner, qui è tutto vero e lei sa bene che a Bogart City persino i replicanti si replicano e si accoppiano fra di loro.”
Avete capito bene, ora i replicanti sono irriconoscibili perché da soli hanno scoperto il modo di replicarsi. Ordinano un bebè su misura sul sito di ebbayacaggai e ogni anno si fanno inviare gli aggiornamenti. Chissà di questo passo dove finiremo…

Entrai nel negozio del signor Scarpa quasi in punta di piedi, cercando di non mettere il cervello sotto le scarpe, cosa che invece face Piras. Il morto assassinato era un millepiedi da compagnia, portato al guinzaglio dalla figlia del signor Scarpa. La signorina era una tipa con poco cervello, quindi quello appena schiacciato da Piras non era suo. Lei era la figlia più briscola di tutte, forse anche per questo le piaceva il gioco delle carte. Da alcuni giorni stava mettendo il padre in croce perché oltre le scarpe per uscire voleva anche quelle per entrare. Per togliere il padre dalla croce aspettarono la “Passione” la stessa passione che lei aveva per il gioco delle carte che invece il padre non aveva. Quindi rimase lì per un bel po’.

Nonostante questi capricci e il dolore causato dai chiodi, il signor Scarpa la trattava su di un piede di parità, cioè metteva lei e le sue sorelle sullo stesso piano. Il piano forte che suonava piano da piccolo e che era sempre scordato: ecco non si ricordava mai di suonarlo e quando lo faceva si scordava cosa suonare. Scusate il bisticcio di parole, ma io solitamente non bisticcio con nessuno.
Nonostante ciò il padre era un tipo in gamba e risolveva tutto su due piedi. Altro che le figlie. La figlia come commessa non ci sapeva fare. Tanto che un giorno si presentò in negozio un giocatore di basket il quale chiese delle scarpe numero quarantanove e lei molto gentilmente rispose: mi dispiace ma dopo il quarantotto passiamo alle canoe.
Il giocatore di basket si ritirò perché si lavò mettendosi in lavatrice a 80 gradi.
Il signor Scarpa prima di mettersi in proprio, faceva il coltivatore diretto, però ben presto dovette licenziarsi perché si diede la zappa sui piedi. Allora capì che da quel giorno avrebbe risparmiato sulle scarpe: infatti, non aveva più i piedi, anche se a lavorare ci andava a piedi.
Anche la terza figlia, perché la seconda non esisteva, lavorava nel negozio del padre ma siccome pativa il freddo allora passava sei mesi in negozio e gli altri sei invece li passava a casa con la pompa di calore a tutto volume. I vicini ci chiamarono spesso a causa del rumore assordante.
Con l’arrivo del freddo, puntuali come una rata di equitaliaarròdagò (gestore delle cartelle esattoriali) le venivano i geloni e delle volte aveva la sensazione di avere il piede destro con-gelato il sinistro invece con panna e fragole.
Dopo tutti questi dispiaceri il signor Scarpa morì: si prese un infarto inseguendo un pallone che finì in una scarpata, anche se lui come giocatore era uno scarpone.
Il millepiedi giaceva perito su un lato del negozio, (ma lui avrebbe voluto studiare da geometra) e la padrona piangeva per via del guinzaglio appena acquistato. Piras all’improvviso prese una scarpa che si trovava lì per terra e la tirò ad una blatta non curante dell’accaduto che passava nel muro; per terra un mare di scarpe e da una parte con gli occhi sbarrati la commessa, come se niente fosse accaduto… Invece no, perché anche uccidere un millepiedi ora è considerato un delitto a tutti gli effetti. Interrogai la commessa. Era in quel negozio in prova. Ma pur di non farsi interrogare in quel mare di scarpe, decise di vuotare il sacco. (forse avrebbe preferito farsi interrogare da quel professore di educazione sessuale). Dentro ci trovammo di tutto: trucchi per maghi, le sei meraviglie infatti, ne mancava una; la scarpetta che si faceva il signor Scarpa e dei rifiuti indifferenziati: la carta mischiata con una bottiglietta di plastica! Bingo, erano le prove che cercavamo: la società dei rifiuti mi avrebbe dato un’altra medaglia.
La commessa entrò in crisi, dopo aver fatto provare alla millepiedi (era una femmina) i nuovi arrivi. Infatti, per questo il millepiedi era lì dentro da venti giorni e la nuova commessa che aveva solo otto giorni di prova non resse senza né bere, né mangiare, né dormire, né fornicare col formichiere, il suo fidanzato, quindi per tutti questi motivi, sommati anche ai problemi irrisolti alle scuole elementari, decise di eliminarlo.
La commessa in prova fu arrestata e portata in commissariato. All’ingresso Piras le chiese di togliersi le scarpe, al che lei scattò verso Piras per ucciderlo, ma un raggio laser accecante la colpì in pieno viso lasciandola di stucco, lo stesso che usava il nostro muratore per le crepe che si creavano durante i tornei di crepa-crepa.
Quella giornata sembrò non finire mai. Andai a letto, feci per togliermi le scarpe ma subito ci ripensai, le lasciai e mi addormentai indossando anche l’impermeabile di Ubaldo Lai: meglio non rischiare!
N: anche questa volta il pallido investigatore è riuscito a togliere un criminale dalla circolazione. Da oggi Bogart City non sarà più la stessa, per questo motivo la città gli deve molto: sei anni di arretrati e parecchi mesi di ferie non godute.

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