Diario: il rapimento

Casu 4/2017 – A BogartCity le volanti arrivano volando, ma non le nostre perché il budget del nostro distretto è proprio ristretto. Erano le volanti personali del Presidente che potevano volare anche negli spazi vietati alle volanti. Si fermò un metro sopra la mia testa, si aprì il portellone e dal mezzo saltò giù una bionda mozzafiato, neanche una Marlboro sarebbe riuscita fare altrettanto. Nonostante il tacco 24 ore su 24, atterrò con grazia, ma lei era figlia unica di madre vedova e di nome faceva Katiuscia.
Lei era una delle guardie del corpo del presidente: l’addetta all’abbigliamento del presidente. Katiuscia gli diceva cosa indossare e qualche volta se non le piaceva ciò che aveva indossato, glielo faceva togliere e lo lasciava tutto nudo, solo a lei era riservato questo privilegio.
Il primo incontro con katiuscia avvenne durante un party fuori porta e più precisamente nella hall della gendarmeria quando fuori dalla porta andai a sbatterle proprio sul suo prezioso decolté creato per l’occasione. Aveva il seno al silicone e una notte a forza di rigirarsi nel letto se ne ritrovò una all’interno del calzino. Eppure questa donna così sportiva, così bella e così amica del presidente fu rapita.
– Allora ispettore Casu a che punto è con le ricerche? Disse il presidente con il tono di chi sa di essere un presidente.
– L’unica ricerca che feci, fu a scuola, nel lontano 1970 con l’enciclopedia chiamata Conoscere, ma dopo di quella smisi di praticare.
– Lei ha sempre il senso dell’umorismo, fece il presidente digrignando i denti e bloccando il sorriso a mho di colica renale, bloccandogli contemporaneamente anche la mandibola ma questa volta non c’era l’assistente a rimuovere la paresi. Non aveva capito che non stavo scherzando era la verità.
– Ispettore mi dica, la mia assistente tornerà come prima?
Che cosa intendeva per: “tornare come prima?” Da lui le persone tornavano spesso scodinzolando o in ginocchio, magari lei faceva parte di questa seconda categoria di persone… vai a sapere…
– Ci vado subito, disse Piras che aveva assistito alla discussione.
– Dove stai andando, feci io?
– Sto andando a vedere lì… disse Piras un po’ trasognante come se non avesse capito l’ordine e di fatto non l’aveva capito.
– Cortese Presidente, credo che a causa di questo trauma, probabilmente diventerà meno loquace e la lingua batterà molto meno.
– Ispettore si ricordi che la lingua batte perché non guadagna abbastanza, ma questo non è il caso della mia assistente che con me guadagna abbastanza.
Niente di più falso. L’assistente fu rapita perché senza la scorta del presidente, era andata al casinò all’interno del quale era presente anche un piccolo casino che lei spesso frequentava perché annoiata o perché nel frattempo aveva deciso di darsi al mestiere più vecchio del mondo, lei però era la punta di diamante della tenutaria Yang Putan Tro.
Tenni per me queste informazioni riservate, altrimenti si sarebbe scoperto che Piras, era un suo cliente abituale.
-Dovremmo chiedere un abboccamento, che ne dice Piras?
E lui prontamente ci portò due boccali per brindare.
– Ma cosa c’è da brindare? Feci stupito.
– Niente però lei mi ha chiesto due boccali, disse Piras bonariamente.
– No l’abboccamento, continuai, è un incontro per persone importanti.
– Devo lasciare i boccali? Replicò
Lasci perdere, però lei è uno che abbocca facilmente… lo dissi in modo rassegnato: è come un merluzzo abboccherebbe anche con un chiodo arrugginito.
-Giammai ma non vorrei prendermi il totano…
Tetano, si dice tetano. Alzai gli occhi al cielo e vidi passare un UFO… alla fine la soddisfazione di fargli un bel verbale me la devo togliere.
Piras mi ricordava una tipa allampanata, con la quale uscii tanto tempo fa. Fuori dal ristorante le dissi: sai, il mio bacio è come un rock”. E lei: “ma io non so ballare”.
La riaccompagnai a casa e al rientro per disperazione mi riascoltai 37 volte i messaggi della segreteria telefonica: non ce n’era neanche uno!
Il presidente mi chiamo nel cuore della notte ma che per me era un po’ come se fosse stato nel rene della sera, provavo lo stesso fastidio. La sua voce era impastata e anche con un po’ di olio e farina pronta per fare i biscotti della nonna. A un tratto, dopo due ore di pausa mi disse:
-ci hanno chiesto un trilione di figurine calciatori panini Modena con la foto di Giggi Riva.
Riva, era stato un grande campione di calcio del passato e le sue figurine, perché rarissime, valevano più dei diamanti, erano un ottimo investimento e tendevano ad aumentare di giorno in giorno, mentre la sera invece tendevano a calare.
Questo era la loro richiesta, il loro riscatto, io invece non mi ero ancora riscattato la proprietà perduta al gioco dell’oca.
Me ne occupai prontamente con l’ausilio del mio assistente Piras, anche l’unico assistente che non mi assiste, che mi hanno concesso. La sua idea fu, che per evitare di essere intercettati, la trattativa avvenisse con i segnali di fumo, che io non conoscevo.
Conoscevo solo il segnale di arrivo del treno: è pur sempre un segnale.
L’esperto di segnali di fumo era invece lui. Li conosceva grazie ad una lontana parentela con il capo indiano topo seduto chiamato così a causa del suo muso appuntito con i denti aguzzi. I segnali andarono avanti per giorni interi e la sera a causa del buio dovevano essere interrotti, per poi riprendere la mattina dopo da capo. Come capo non valeva un accidente.
-Ma non potevano mandare un emissario, feci io.
Piras replicò guardandomi come si guarda un bambino che ha appena leccato il barattolo della nutella lasciandoci dentro un occhio della spesa: ispettore, l’emissario del lago finisce sulla diga, non so se poi potremmo bloccarlo, perché a quel punto resteremo senz’acqua.
Apposto! Ancora una volta aveva preso l’ulcera per la lanterna: l’ulcera era quella che ormai mi portavo appresso dopo anni di lavoro e di Piras, la lanterna la dovevo prendere per vedere dove Piras voleva ad andare a parare.
Alla fine senza se, senza ma, e senza Piras, per fortuna, la giovane, fu riportata a bordo di una volante che arrivò volando. Il bottino richiesto non fu mai prelevato: chissà perché!
Solo in seguito seppi che il rapimento fu fatto dal diabolico dottor Did che la rilasciò dentro una scatola chiusa (sempre meglio che una casa chiusa) perché a lui non piaceva rompere le scatole. La rilasciò quando seppe che Katiuscia non metteva i collant trasparenti a causa delle sue vene vanitose…
Per dottor Did era troppo, aveva trovato una che si dava più arie di lui, non poteva sopportarlo. Le sue arie secondo lui erano più orecchiabili, e nonostante da piccolo non si fosse mai preso gli orecchioni, ma solo gli orecchini: forse è proprio a causa di questo fatto che iniziò la sua carriera di ladro!
Amen. Tutti i salmi finiscono in gloria. Disse Piras. Ed io che ambivo alla Gloria eterna, non riuscivo neanche a trovare Gloria, la figlia del taxista, quello che mi aspetta sotto casa anche quando non ci sono.
Forse, si stava meglio quando si stava peggio: tanto, peggio di così!

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