Diario: la rapina in banca

Casu 1/2017- La rapina in banca – Voce narrante: splende il sole a Bogart City e l’ispettore Casu sorseggiando una limonata, comodamente seduto al bar di Willy nella 22esima strada, racconta al barista di quando sventò una rapina…

“Mani in alto”. Chissà quante volte avevo sentito urlare questa frase. Mi trovavo dentro la mia banca. E potevo non a caso considerarla mia poiché il mio conto anziché aumentare diminuiva giorno dopo giorno…

… e tuttora mi infastidisco tutte le volte che il cassiere mi parla di interessi. I miei interessi spaziano dalla lettura al conteggio delle pecore bianche la notte prima di addormentarmi e infatti, non mi addormento mai perché ad un certo punto passa sempre la pecora nera. La pecora nera della mia famiglia era mio fratello. Ma su mio fratello preferisco fingere anche perché nel frattempo è diventata mia sorella.

“Mani in alto o vi ammazzo tutti”, proseguì il malvivente. Era una mia vecchia conoscenza e lui realmente era un vivente che viveva male cioè non se la passava bene. Ma quelli come lui li conoscevo tutti perché stanno nell’archivio della questura del mio ufficio che si trova al 53 piano di un palazzo trasparente di Bogart City. Il mio ufficio lo divido con il mio assistente Piras, che però a causa di tutte quelle trasparenze in ufficio ci viene già rosso di vergogna…

Le banche di Bogart City sono inespugnabili, grazie a me che ho fatto installare dei sistemi di sicurezza a prova di bomba in pratica erano diventate inespugnabili, ma ora che ci penso proprio perché erano a prova di bomba e non a prova di malvivente, il losco figuro stava per compiere la rapina.
Avrei voluto chiamare la volante ma mi trovavo con le mani nel sacco, quello che utilizzavo per ritirare la posta per l’ufficio, non ci sarei mai riuscito.

“Se non mi date i contanti, faccio una strage”. Ma che se ne faceva dei contanti qui ormai si paga tutto con le carte di credito, ma forse a lui, le banche gli davano poco credito ed è forse per questo motivo che la dentro nessuno gli dava retta. Tant’è che la signora avanti con l’età continuava a parlare amabilmente con la cassiera sul nuovo colore che avrebbe dato al suo canarino, ora per fortuna non si portano più a spasso i cagnolini da borsetta bensì gli uccellini, consumano poco, mangiano poco, non devi raccogliere la loro pupù, li mandi a quel paese e loro non replicano, insomma tanti vantaggi, senza aggiungere che oramai gli animali erano dei robot, come la maggior parte degli abitanti di Bogart City che sono replicanti.

Questi replicanti mi danno su i nervi, li riconosci subito, perché qualsiasi cosa gli facciate o gli diciate loro hanno sempre qualcosa da replicare, anche davanti ad un banale: salve, bella giornata vero? A lei le sembra una bella giornata? L’umidità è al 70 per cento, il gallo non ha ancora cantato, ho già contato 1289 nuvole e non mi sono ancora addormentato, attraverso sulle strisce pedonali e tutti si fermano per farmi passare, e lei questa la chiama una bella giornata?

“per favore alzate le mani” Il disperato sull’orlo di una crisi di nervi continuava a ripetere la frase magica che però di magico aveva ben poco visto il risultato ottenuto fino a quel momento. Io lo conoscevo bene era uno che aveva frequenti crisi d’identità, come quella volta che esordì dicendo: la mia lingua batte, dove il dente vuole. Fu arrestato in un batter d’occhio perché qui non si può battere dove si vuole ma soltanto dentro le case di riposo: le più frequentate dalle signorine allegre.

“Allora???” cercava di farsi notare nel migliore dei modi e lì dentro, dentro la banca, sarebbe stato osservato da tutti. Neanche il guardiano delle telecamere mosse un dito, continuò a mangiare la sua banana al gusto di ananas.
Il malvivente iniziava ad innervosirsi e a causa del fatto che nessuno gli desse retta, con uno scatto si avvicinò alla signora anziana con l’uccellino e la attirò verso di se. La signora oramai sulla novantina ma ancora in forma, grazie alle pillole che passava il servizio sanitario nazionale, prese la cosa come un accenno di valzer e avvinghiandosi ancora di più verso di lui, gli fece fare un casquè che costrinse il ladro a fare un piegamento all’indietro di quasi 90 gradi, che per poco non gli si spezzò la schiena.

Apriti cielo, il ladro iniziò a piangere e ad urlare, a causa del dolore. Fu a quel punto che intervenne il direttore. Di corsa gli portò un bicchiere d’acqua, una sedia, e cercò di consolarlo come meglio poté. Niente, il ladro piangeva come un bambino. A quel punto si avvicinò la nota cassiera Poppea così nominata a causa del suo generoso decolté che sfoggiò in tutta la sua eleganza mentre si avvicinava all’improbabile rapinatore. Il ladro vistosi circondato, dopo pochi secondi iniziò a succhiarle il dito e in breve tempo si addormentò.

Il direttore restituì alla vecchietta il suo uccello, che nel frattempo aveva stretto amicizia con il portavasi, e lei con rammarico prese il suo uccello e scodinzolando si avviò verso l’ingresso, cinguettando qualcosa tipo: in questa banca non ci metterò più piede!

Nel frattempo il ladro continuava a succhiare il dito di Poppea e non accennava al risveglio, oramai stremato da quell’insostenibile esperienza.

Per evitare che si sapesse in giro che un ladro fosse entrato in banca senza riuscire a svaligiarla, il direttore in un momento di pietismo, mise nella tasca del ragazzo, un mazzo di banconote vere, di quelle che non se ne trovava più e che quindi che non sarebbe mai riuscito a spendere perché quelle in circolazione erano tutte false e quindi non le avrebbe potute usare da nessuna parte. Ma questo sarebbe stato un fatto secondario solo al primo. Infatti, la prima preoccupazione del direttore fu di chiamarmi da una parte per dirmi: ispettore, lei ha visto ciò che è successo? Ed io che neanche da piccolo ho mai fatto la spia risposi molto garbatamente: guardi direttore io mi faccio i miei interessi perché voi fate i vostri di interessi… e i vostri interessi sono anche alti!

Il malvivente non l’arrestai perché gli avrebbero dato 10 anni senza condizionale per non essere riuscito a portare a termine la rapina, ed in carcere per 10 anni il condizionale l’avrebbe imparato sicuramente.
Qui a Bogart City anche le rapine fanno schifo. E’ proprio vero: non ci sono più le rapine di una volta!
Voce narante: rimanete sintonizzati, presto una nuova esilarante avventura dell’ispettore Casu. Il crimine non vincerà a Bogart City.

Rimanete sintonizzati!!

1 commento su “Diario: la rapina in banca

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